Allucinazioni da IA in tribunale: avvocato sanzionato per testimoni inventati dal software

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L’uso superficiale degli strumenti di intelligenza artificiale generativa continua a produrre conseguenze reali e tangibili, estendendosi ben oltre il mondo della tecnologia di consumo. L’ultimo e clamoroso episodio arriva dagli Stati Uniti, dove la Corte Suprema dello Stato del Nuovo Messico ha condannato un legale al pagamento di una sanzione di cinquemila dollari e per oltraggio alla corte, dopo che l’avvocato ha depositato un ricorso giudiziario contenente fatti e testimonianze interamente fabbricati da un modello linguistico.

I rischi della fiducia cieca nei modelli generativi

Nel tentativo di presentare appello per una condanna per omicidio, il legale si è affidato a un assistente basato su IA per la stesura della memoria difensiva. Il sistema ha generato le tipiche “allucinazioni” dei modelli LLM, inventando di sana pianta l’esistenza di testimoni mai ascoltati e trascrizioni di deposizioni della polizia del tutto inesistenti.

La corte ha punito severamente il professionista per non aver adempiuto al dovere fondamentale di verificare la veridicità delle fonti e dei fatti citati prima della sottomissione dell’atto. La sentenza evidenzia come l’impiego di automazioni avanzate non esoneri mai l’utente dalle proprie responsabilità deontologiche e legali.

Una lezione fondamentale anche per chi sviluppa software

L’episodio mette in luce una problematica estremamente attuale che riguarda da vicino anche il settore dello sviluppo software. Sempre più programmatori e analisti integrano assistenti basati su IA nei propri flussi di lavoro quotidiani, delegando loro la stesura di codice, la documentazione o la risoluzione di bug senza un’adeguata validazione.

Per le aziende e i team di sviluppo, questo episodio rappresenta un monito sull’importanza del modello human-in-the-loop:

La velocità garantita dall’automazione non deve mai andare a discapito dell’accuratezza e della sicurezza del lavoro svolto.